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Questa singolare valle, che ha come punto centrale Locorotondo, si
sviluppa nel senso Est-Ovest comprendendo centri come Martina Franca,
Alberobello e Ceglie Messapica, lambendo da una parte Noci, dall’altra
Ostuni. Locorotondo sorge su un rilievo posto a 410 metri s.l.m. appartenente
a quel complesso altopiano collinare detto Murgia (dal latino murex: murice,
poi roccia aguzza) e più specificatamente al ramo sud-orientale denominato
comunemente Murgia dei Trulli, caratterizzato da rilievi poco accentuati e
dalle tipiche costruzioni coniche. La Murgia dei
Trulli, partendo dall’insellatura di Gioia del Colle, degrada poi lentamente in
direzione Sud-Est fin oltre Ostuni; mentre sul versante adriatico tronca
bruscamente con il terrazzamento di Fasano, su quello ionico, si stempera
discretamente nell’anfiteatro tarantino.
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Tramontata quasi definitivamente l’ipotesi che faceva derivare il nome
della valle dall’omonimo torrentello che tempo fa doveva scorrere attraverso
questi luoghi non ci restano che due ipotesi. La prima lega l’origine del
toponimo al lontano ritrovamento d’ una antica icona della Vergine in una
grande cisterna d’acqua, subito battezzata Madonna d’Jdria, modificata in Jtria;
ipotesi avvalorata da qualche caso di onomastica locale (Maria d’Idria). La
seconda ipotesi, attestata da recenti scoperte, vuole che il nome derivi da una
chiesetta extraurbana a sud-est di Martina Franca, dedicata alla Madonna
d’Hodigitria (guida e protettrice dei viandanti) culto d’importazione orientale.
Infatti era già ben noto come la Vergine Hodigitria, patrona di Costantinopoli,
venerata in Oriente da molti secoli, fosse giunta in Italia tramite il
fuggiasco Baldovino II, ultimo imperatore latino di Bisanzio, che nel 1261
portò con se l’antichissima pittura, attribuita addirittura al pennello di San
Luca evangelista; pittura che è stata recentemente (1989) rinvenuta celata sotto
La Madonna di Montevergine, nell’omonimo Santuario in provincia di Avellino.
L’importantissimo ritrovamento avvalora l’ipotesi di una grande diffusione del
culto per la Madonna d’Hodigitria nel
Meridione. |
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Per
la sua indubbia importanza logistica ed economica, la Valle d’Itria fu
probabilmente abitata già in epoca Paleolitica (III millennio a.C.). Un
altopiano collinare terrazzato, ricco di boschi, pascoli e selvaggina costituiva
per i primitivi abitatori una sicura attrattiva. I ritrovamenti archeologici,
nelle contrade Grofoleo, Badessa, Monte del Forno ed altre, fanno pensare che la
Valle fosse sicuramente abitata già nell’età del Bronzo finale (fine del II
millennio) da comunità japige e messapiche.
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Nel IV-III secolo a.C. l’influenza di Roma dapprima su
Taranto, poi su l’intero territorio, si avvertì forte, per consolidarsi in
seguito con la suddivisione dell’agro in centuriazioni e la sua consegna ai
soldati, veterani di tante battaglie. Sotto la giurisdizione Romana si
incrementarono la viticoltura, la cerealicoltura e l’allevamento. Nel periodo
imperiale, diventate Brindisi ed Egnazia rilevanti porti commerciali a discapito
di Taranto, e con la realizzazione dell’ Appia e della la Minucia-Traiana che la
escludevano dalle più notevoli vie di comunicazione, l’importanza sociale ed
economica della Valle d’Itria si affievolì inesorabilmente. |
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Un
periodo di torpore che durò fino al V secolo d.C., quando, sospinti ed impauriti
dalle orde barbariche (Goti) che invadevano l’anfiteatro tarantino ed il
litorale adriatico, modesti gruppi di Bizantini, sfuggiti ai massacri, alle
scorrerie ed alle epidemie, vennero a rifugiarsi sulla impervia, ma sicura
Murgia. Forse fu allora che i profughi, costretti ad adattarsi ad una nuova
vita, non cittadina, ma agreste, svilupparono lentamente una nuova realtà
economica, creando i primissimi nuclei di comunità agrarie che con pochi mezzi,
tanta tenacia e tantissimo lavoro,
crearono le premesse per la costituzione di una civiltà contadina tipica della
Murgia. Con la dominazione longobarda (VI-VII secolo) si consolidarono i
primitivi nuclei agrari; in questo sistema organizzativo, invero abbastanza
chiuso, intorno all’VIII-IX secolo s’innestò la ventata culturale innovativa del
Monachesimo Basiliano. Quest’ultimo apportò allo statico consorzio della Valle
d’Itria un certo rinnovamento culturale e religioso con nuove tecniche agrarie.
La ventata innovativa orientale miglioro’ il modus vivendi della popolazione
murgiana incentivandone soprattutto l’agricoltura e la pastorizia con la
creazione delle prime masserie (dal tardo latino, massa: insieme di fondi,
terreni), e da cio’ ne trassero giovamento anche gli scambi economici e i
rapporti di comunicazione. Seguirono alterne vicissitudini belliche sulle
coste, con invasioni saracene e controffensive longobarde e bizantine: di questo
periodo sono le distruzioni di Brindisi (838), Bari (847) ed infine di
Taranto (928), che costrinsero nutriti gruppi di popolazioni rivierasche a
rifugiarsi sulla boscosa Murgia. Con questi apporti demografici si
rivitalizzarono i nuclei abitati più antichi e se ne crearono di nuovi, da cui
sarebbero sorti, nei secoli successivi, i primi Casali. Le vicende
storiche, sociali ed economiche che riguardano Locorotondo per tutto il primo
Millennio sono tuttora oscure, per questo si è creduto opportuno occuparsene
tenendo ben presente che in quegli anni il destino storico del loco, anche
per la esiguità di popolazione e per la scarsità di vie di comunicazioni, era
comune a quello di quasi tutti i piccolissimi nuclei che si affacciavano sulla
Valle d’Itria.
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Sulle remote origini di questa cittadina due studiosi
locali del secolo scorso, Padre Serafino Tamborrini di Ostuni (1784-1869) e il
medico locorotondese Angelo Convertini (1771-1831), ci hanno tramandato
ricostruzioni storiche troppo spesso condite di mitologia. Entrambi ne fanno
risalire la fondazione a parecchi secoli prima di Cristo, ad opera di una
colonia di greci Locresi: il primo,
basandosi sulla corrispondenza tra le parole Locorotondo e Locros-Tonos, ovvero
forti locresi, afferma che un gruppo di questi, reduci dalla guerra di
Troia, si sia qui stabilito dopo essere approdato sulle coste pugliesi a causa
di un naufragio; l’altro chiama in causa Periandro Locrese fondatore, appunto,
della città di Locreuse, ossia Locorotondo. |
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