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La chiesa e il convento dei frati Cappuccini furono costruiti nel 1590
lungo la via per Leverano. Attualmente, le alterne vicende che hanno
interessato la dimora di questi frati, sembrano blindate tra un le mura di un
opificio.
Pertanto, ciò che resta di questa antica dimora sono solo alcuni lembi di
affresco, peraltro nemmeno visitabili essendo inglobati nel predetto opificio
privato.
Nel 1590 fu l'Universitas di Copertino a deliberare "in pubblico
reggimento" di costruire un monastero per i frati Cappuccini.
L'area su cui sarebbe sorto fu acquistata per poco più di 35 ducati dai
fratelli Alfonso e Giovanni Filippo Russo ed era costutita da un giardino
"di tre porche e diciannove canne, site in loco vocato le conche juxta via
publicam che si và da Cupertino a Veglie ex occidente, altre terre delli Russi
da austro, le terre beneficiali di S. Caterina da borea e le terre beneficiali
di don Cubello Chiarello ex oriente". L'atto di vendita fu rogato l'8 maggio da notar Antonio Russo alla presenza dei
proprietari e dei rappresentanti del comune tra cui Giovanni Maria Vetere,
Giovan Carlo Morello, Lelio Bove, Cola Maria Corrado e il capitolo dei
Cappuccini.
Al termine della stesura dell'atto gli uomini dell'Universitas e i frati si
recarono in processione sul posto prescelto e piantarono "la santissima
cruce" proprio nel punto in cui, più tardi, sarebbe sorto l'altare
principale della chiesa che sarà dedicata alla SS.ma Trinità. Al termine del
rituale tre agrimensori tracciarono l'area assegnata ai frati.
La chiesa e il convento dei Cappuccini non furono soltanto un polo religioso,
ma fu soprattutto un centro di istruzione per molti copertinesi. Vissero di
carità (il Comune, per esempio stanziava annualmente dodici ducati), ma non si
astennero dal farla come lo attestano diversi documenti fin qui pubblicati.
Appartenuto ad un ordine mendicante, il convento non subì la soppressione
murattiana.
Fu, invece, soppresso dopo l'unificazione nazionale e incamerato al demanio
dello Stato.
Nel 1866 il complesso e l'annesso giardino furono dapprima concessi in affitto
e nel 1875 lo Stato ne deliberò la vendita a favore di Donato Antonio Lillo di
Monopoli e Donato Greco di Copertino I quali vi impiantarono una distilleria e
una fabbrica per il cremore di tartaro. Da quell'anno la fabbrica cappuccina
venne lentamente stravolta nei suoi originali profili architettonici,
tipicamente cappuccini fino a renderla irriconoscibile
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