ITINERARI TURISTICI IN PROVINCIA DI TARANTO

La città vecchia

Guardata dal mare Taranto vecchia emana un fascino particolare, sopratutto la sera quando l'illuminazione mette in risalto il profilo della "palazzata" che si affaccia sulla ringhiera. E' così che i tarantini chiamano quella parte del borgo antico un tempo abitata dai nobili e dal clero.  La facciata romanica di San Domenico, l'Arcivescovado, il palazzo D'Ayala Valva si susseguono in un tripudio di stili ed epoche differenti che rispecchiano la movimentata e antica storia della città. Taranto vecchia è arroccata su un'isola che si riallaccia alla città nuova per mezzo di due ponti e, la ringhiera, costituisce una delle sue principali arterie di collegamento.
Addentrandosi nel cuore antico della città si scopre la magia di vicoli strettissimi e di luminose piazzette, l'eleganza architettonica di case e strade. Taranto, Siracusa e Corinto sono le sole città al mondo dove ci siano resti di un tempio greco della prima metà del VI sec. a. C. Del TEMPIO DORICO in piazza Castello si aveva notizia sin dal XVIII secolo, quando le due colonne ora completamente visibili erano inglobate nell'oratorio della SS. Trinità, abbattuto più di 30 anni fa per portarle alla luce. Oggi sono rimaste solo due colonne e la base di una terza, ma il tempio doveva essere lungo circa 50 metri, ed aveva probabilmente 17 colonne da un lato e 6-8 colonne dall'altro. Il tempio venne edificato nel periodo di definitiva affermazione della potenza di Taranto nell'ambito della Magna Grecia di cui fu la capitale. Ma la costruzione del tempio coincide anche con la sistemazione urbanistica di Taranto, con l'Acropoli nella città vecchia e la Polis nel Borgo. Il tempio Dorico è più noto come tempio di Poseidone, ma è più probabile che fosse dedicato ad una divinità femminile. E' dunque più vicina alla verità la tradizione dello scorso secolo, in cui veniva chiamato tempio di Diana. Nella piazza antistante sorgeva il convento dei Celestini, abbattuto negli anni '20 per far posto ad un ufficio postale. Ma fu impossibile realizzare la costruzione per l'abbondanza di testimonianze archeologiche emerse dal terreno.  La città vecchia è ricca di doccioni e gocciolatoi, che svolgevano le funzioni delle moderne grondaie. Se ne trovano in LARGO PENTITE, in via Duomo, nella Postierla Immacolata, in via Cava, in via Garibaldi, in vico Seminario ma l'elenco sarebbe ben più lungo. A volte sono dei mascheroni di gronda seicenteschi posti al di sotto del cornicione, come all'angolo di via Cava con Vico Vigile. Possono essere, però, collocati sulle facciate o anche decorativi. E' interessante notare che una vasta collezione di mascheroni simili è custodita nel Museo Nazionale Archeologico di Taranto, poiché questi oggetti in terracotta facevano parte della produzione artigianale tipica della città greca. Dalla Magna Grecia in poi doccioni e gocciolatoi hanno conservato raffigurazioni a forma di animali grotteschi e mostruosi, per scacciare il malocchio. Ma non mancano quelli a forma di animali, come il leone e il grifo, ritenuti simboli di forza e coraggio.
PALAZZO LATAGLIATA è la sede, temporanea, di Palazzo di Città. Percorrendo la "ringhiera" (cioè quel lato di Taranto vecchia che affaccia sul mare ed era abitato dai nobili e dal clero) si nota subito un'interruzione nel profilo della "palazzata". Quello che oggi è noto come Palazzo Latagliata, infatti, fu edificato per la famiglia Buffoluti intorno alla metà del Settecento, inglobando una schiera di modeste abitazioni ed espandendosi - impunemente - a danno del suolo pubblico. E che i Buffoluti facessero parte di coloro che davvero contavano, lo dimostra il fatto che a nessuno fu mai data licenza per costruire di fronte al loro palazzo, cioè in Largo Boffoluto (oggi Latagliata). E' l'unica costruzione alla quale sia stato consentito, interrompendo la cortina degli edifici prospicienti la "Strada delle mura", di godere dell'affaccio diretto a Mar Grande. Palazzo Latagliata, contraria-mente a quanto avveniva nel XVIII secolo, non è dotato di una corte interna centrale. Agli inizi dell'800, estintasi la famiglia dei Boffoluti, passò ai Latagliata e divenne poi di proprietà comunale. Fra i tanti pregevoli immobili che impreziosiscono questo lato della città vecchia, ricordiamo: Palazzo Pantaleo e Palazzo D'Ayala Valva.
 
La TORRE DELL'OROLOGIO è l'unico monumento significativo che sia rimasto in piazza Fontana, dopo le demolizioni della fine dello scorso secolo nel corso delle quali vennero abbattute la Torre di Raimondello Orsini, la Cittadella e la Fontana della piazza. Probabilmente fu realizzata, nella metà del settecento, su una precedente struttura di origine medievale. In seguito vennero aggiunti la struttura frontale a forma di poligono (1799) e la cuspide campanaria (inizi del 1800). La campana più piccola fu realizzata nel 1756 e quella più grande nel 1818. I motivi ornamentali che ne caratterizzano la facciata (formelle ottagonali e conchiglie) sono tipici del Settecento. L'orologio che è attualmente in funzione, e al quale ancora si continua a dare la corda quotidianamente, fu costruito all'incirca alla fine dello scorso secolo dagli artigiani napoletani della ditta E.O. Caccialupi. I rintocchi delle campane e lo scorrere delle ore segnato dalle lancette dell'orologio continuano ad essere il filo conduttore di questo angolo della città vecchia.
 
GROTTAGLIE

Grottaglie non può che voler dire “Diverse grotte” essendo la realtà rupestre la massima attrattiva paesaggistica di questo paese della provincia di Taranto. È il caso però di affermare che qui, le grotte, non suggeriscono solo spunti per un ambientalista, ma costituiscono la più antica traccia della storia di una terra indubbiamente antichissima. il paese appare cinto di mura, di un forte castello episcopio e ricco di un ampio punto di riferimento per le riunioni confessionali (Collegiata o Chiesa Matrice, XIV sec.). Nel XV sec. Il castello sarà utilizzato per scopi militari e parallelamente, nella Collegiata saranno edificate diverse cappelle.

L’argilla all’argilla: il XIX sec. conosce lo sviluppo di una ammirevole verve artistica, legata alla produttività della Scuola Ceramica. E un secolo l’ottocento, in cui, malgrado l’impegno di efficienti amministratori ad una ricostruzione, si tende anche alla distruzione: parte dello storico patrimonio artistico cade e, mentre le nuove idee di democrazia appaiono radicarsi, quanto meno all’interno della nuova classe emergente Grottaglie perde una parte di se stessa e del suo trascorso. Durante il fascismo, Grottaglie, come forma di “ristoro” per la perdita della “Porta S. Angelo” ottiene i giardini pubblici, la pretura e la nuova sede della “REGIA SCUOLA D’ARTE CERAMICA”. Massafra ha un variegato assortimento di chiese, da quelle bizantine alle recenti costruzioni anni '70 ed '80. Il percorso è quindi molto articolato e risente dei diversi stili architettonici che si sono susseguiti nel tempo. Di particolare interesse sono: il celeberrimo Santuario della Madonna della Scala, situato nel cuore dell'omonima gravina; la chiesa barocca di S.benedetto e l'antichissima chiesetta di S. Lucia, tappa indispensabile in un tour artistico-culturale. I Monumenti di massafra sono molto interessanti sia per via della loro architettura che per le metodiche utilizzate per preservarli dalle intemperie. L'abitato di Massafra costituisce di fatto un museo a cielo aperto. In queste pagine sono descritte in maniera sommaria alcuni degli edifici e delle costruzioni costituenti il patrimonio architettonico di massafra. In alcuni casi le notizie sono piuttosto ridotte poichè è in corso un'accurata ricerca onde fornire notizie attendibili.

LA TORRE DELL'OROLOGIO DI MASSAFRA

Ha un'altezza di 22 metri con campane settecentesche e presenta una decorazione baroccheggiante, in sintonia con la chiesa di S. Benedetto. E' situata in piazza Garibaldi, all'inizio di via Vittorio Veneto, con fronte a Via Laterra. E' il simbolo civico del paese, come riferimento popolano.

IL CASTELLO DI MASSAFRA

Fu un edificio fortificato sotto i Normanni. Esso faceva parte di un grande feudo che nel 1080, con Mottola e Castellaneta, fu assegnato a Riccardo Senescalco. Fu poi Carlo D'Angiò che lo cedette ad Oddone di Soliac. Successivamente appartenne ad altre famiglie feudatarie. La costruzione di questa torre diede al castello una fattura caratteristica ed estremamente originale. Qualche ipotesi fantasiosa ha azzardato che essa fosse stata voluta da Federico Secondo (l'ottagono era infatti il suo simbolo) e fosse in realtà una fortezza lungo la via che va dalla TerraSanta a Castel del Monte; sempre secondo questa tesi il bastione avrebbe ospitato per breve tempo il Sacro Graal recuperato da Re Federico e destinato ad essere ospitato presso Castel del Monte. Il castello ha forma quadrilatera con quattro torri ai lati: tre a forma circolare e l'altra, come già detto, a forma ottagonale (sud-est). Le sue strutture e i suoi motivi architettonici sono comuni ad altri castelli pugliesi: fossato, rampa, archi ogivali, merlature, beccatelli ornati, stemmi in pietra nei due portali, un oratorio, diversi sotterranei, oscuri passaggi segreti, vecchie scuderie, prigioni, una stanza della tortura ed ampi camini. Se di mistero si vuol parlare, scartando fantasie e leggende, è certo che nel castello vi siano numerose stanze inesplorate, chiuse da detriti e macerie. Anche la stanza delle torture è celata da un mistero, si suppone essere collocata nella torre ottagonale, ma la "sala del mutapensiero" (il nome con la quale era conosciuta nell'alto medioevo) di fatto non è mai stata trovata. Nel 1962 crollò la torre sud-ovest, mentre nel 1985 franò una parte del parapetto, che si affaccia sulla gravina. E' stato progettato un organico piano di restauro e di ricostruzione (arch. M. Civita), attualmente in fase esecutiva, dopo un precedente intervento effettuato dalla Sovrintendenza. Di recente, attorno ai primi anni '90, un squadriglia Scout, nell'ambito di alcune sue ricerche archeologiche, si è imbattuta in quello che probabilmente avrebbe potuto essere un cunicolo; la scarsa attrezzatura non ha permesso comunque di procedere più di tanto nelle viscere della terra. Una successiva opera di consolidamento ha bloccato parte degli accessi ed ha dato alla struttura l'assetto definitivo che oggi è possibile ammirare. Nel castello è prevista la sistemazione del Museo del Territorio e gli sforzi dell'Amministrazione sono attualmente rivolti in questa direzione.

La storia di Massafra non può prescinedere dai suoi contenuti archeologici. Villaggi rupestri, Necropoli e Cripte affrescate ne evidenziano l'alto contenuto storico - culturale. Il centro urbano di Massafra è infatti sorto come evoluzione delle preesistenti grotte ipogee, pertanto per millenni sono convissuti modelli molto differenti fra loro, dai primi insediamenti rupestri, a quelli del borgo antico sino ad arrivare al moderno centro abitato. Le diverse grotte, gli anfratti e lo scenario delle gravine costituiscono un interessante percorso culturale che permette al visitatore di calarsi in un atmosfera particolare, come se stesse effettuando un viaggio indietro nel tempo sino agli albori della storia.

SITO S'ANGELO

Una necropoli edificata sulla roccia. A ridosso dell'area attraversata dalla condotta idrica del Pertusillo è presente una piccola necropoli, ancora oggi da circoscrivere, con al centro uno sperone roccioso (nel cui interno è ricavata una probabile tomba a camera attualmente ostruita). Su di esso è sagomata un'area sacrale utilizzata molto probabilmente per rituali funebri. A poca ditanza da essa si estende un piccolo nucleo grottale con una curiosa grotta chiamata "delle navi". Sulle pareti, sono incisi dei segni distintivi di navi, da cui deriva la denominazione "delle navi", insieme a croci e iscrizioni greche, di cui è possibile leggerne una sola traccia superstite. Su un livello superiore a questa grotta , inquadrata in uno spiazzo, è situata un'altra grotta con all'interno una mangiatoia.