| ITINERARI TURISTICI IN PROVINCIA DI FOGGIA
DA CALENELLE A SAN MENAIO L'itinerario parte dalla Stazione di Peschici - Calenelle e termina alla stazione di S. Menaio attraversando uliveti, scogliere a strapiombo, e lunghe spiagge. La Torre di Monte Pucci fu eretta perché scrutando l'orizzonte avvistasse le flotte degli invasori ottomani, ma da secoli ormai i Saraceni non sono più una minaccia, i nuovi invasori sono i villeggianti che per due mesi all'anno si riversano sulle spiagge. Nel loro nome tutto è concesso, così sono sorti alberghi, residence e pensioni e le spiagge sono state occupate dagli ombrelloni e dalle sedie a sdraio. Ma la natura impervia e inaccessibile del Gargano ha conservato intatti alcuni scampoli della fascia costiera sorvegliata dalla torre. Lasciata la stazione di Peschici - Calenelle e imboccato il sentiero si attraversa la zona che divide il campo arato alle spalle della baia dalla pineta che si arrampica sulle pendici del M. Pucci. Qui la macchia convive con alberi da frutta e ulivi e sullo sfondo il mare azzurro contrasta con le zolle di terra rossa del campo arato. Proseguendo per il sentiero si arriva al mare, ma prima è d'obbligo fare una deviazione sulla destra per raggiungere la torre di guardia di monte Pucci. Una salita ripidissima porta, attraverso una pineta rada, alla sommità della scogliera (raggiunta anche dalla strada) e di qui, attraverso le forme slanciate dei pini che sporgono nel vuoto, si abbraccia con la vista tutto il versante nord del Gargano e, nelle giornate più terse, le isole Tremiti. Ridiscesi sul sentiero non dobbiamo fare altro che seguire la battigia fino al capo in prossimità delle strutture del camping "baia di Calenelle". Dall'altra parte del capo una impressionante parete verde scuro precipita fitta di vegetazione direttamente sulla sabbia: i pini nella forma tipica del portamento a bandiera assumono l'orientamento dei venti dominanti, grandi cespugli di lentisco formano un manto compatto e le piante aromatiche come il timo o la lavanda diffondono il loro profumo. Non c'è modo di arrivarvi dalla terraferma se non a piedi, aggirando il capo in acqua o scavalcandolo esibendo doti da free climber: questo garantisce una solitudine quasi totale anche nei periodi più affollati. Proseguendo in direzione S. Menaio la spiaggia si allarga finchè il costone fitto di macchia e pineta non lascia spazio alla strada e sulla sabbia iniziano a vedersi i primi ombrelloni: siamo a S. Menaio, ora non resta che prendere il treno e ritornare alla stazione di Peschici-Calenelle attraversando sui binari il fitto bosco che sovrasta la spiaggia.
Il promontorio del Gargano
Il
promontorio del Gargano, che comincia a Manfredonia e termina a Rodi
Garganico, costituisce un'interessante zona turistica sia per le sue bellezze
sia per la possibilità di pesca che offre. Partendo da nord, comincia il
mutamento che annuncia la presenza rocciosa dello stesso promontorio. I punti
di osservazione per le previsioni del tempo sono il Gargano e il Monte
D'Elio: coperti da nubi preannunciano, il primo venti da NW o da N e il
secondo venti da E - NE. In questa zona di costa garganica i subacquei
sembrano esclusi dalla pratica del loro sport preferito a causa del fondale
sabbioso; la zona del bagnasciuga, invece, è percorsa da cefali, da mormore,
qualche rara spigola e da
una serie di pesci piatti delle diverse specie presenti in Adriatico. Ai
piedi del promontorio, esattamente a levante degli scogli Monacelli, si trova
un piccolo molo di approdo lungo 50 metri con fondali in testata di 3 metri; appaiono, poi,
le case bianche di Peschici raccolte sulla sommità di un alto promontorio
arido ed ancora tratti di costa alta e scoscesa, lambita dalla corrente che
spinge verso terra. Sui piccoli promontori rocciosi sono visibili la Torre di Cala Lunga, la Torre Gusmai, la Torre di Spinale e la Torre
di Porticello. Al
contrario del precedente, questo settore di costa offre qualche variante al
subacqueo: il fondale, infatti, si mescola con alghe e sabbia creando
l'habitat ideale per saraghi, salpe frettolose, cefali e qualche esemplare di
orata. Superata la Torre
di Porticello si giunge a Vieste, caratteristica per le case alte e
addossate; ai piedi dell'abitato si apre la Cala di San Lorenzo che, protetta da un molo,
costituisce un porticciolo. Da
Vieste la costa si svolge verso sud alta e scoscesa ed è contornata da
fondali ricchi di corvine, spigole, cernie e abbondanti scorfani. Dopo
LE ISOLE TREMITI L'incantevole
arcipelago delle Tremiti, formato da quattro isole, San Domino, Caprara, San
Nicola e Cretaccio, si trova a nord-est del promontorio del Gargano. Queste
isole, chiamate Diomedee e custodi di una leggenda, costituiscono un angolo di
paradiso nell'intero patrimonio insulare italiano ed ognuna ha proprie
caratteristiche: l'isola di San Domino, in cui vi sono pini che a volte
riescono a bagnare le loro radici nell'acqua, è caratterizzata da coste
rocciose accompagnate da tratti di spiagge bianchissime e insenature di ghiaia.
San Nicola, priva di vegetazione, è invece fra tutte l'isola storica per
eccellenza, caratterizzata dalle rovine dei passati splendori; l'isola di
Cretaccio, non più grande di uno scoglio, si differenzia dalle altre per il suo
colore giallastro; anche qui non vi è vegetazione. Infine l'isola di Caprara,
la cui caratteristica è la costa bassa verso sud, alta verso nord. In questa
zona si possono incontrare ricciole e tonni, sardine e sgombri, squaliformi e
aguglie imperiali, e lo stesso canale che separa le isole dal continente è
percorso da una corrente che procede in direzione est-sud-est. I periodi più
favorevoli per una buona pesca sono la primavera e l'inizio dell'autunno.
Regine delle acque di questo arcipelago sono le corvine, di dimensioni
gigantesche, i saraghi, le cernie, qualche raro faraone e i serranidi che, a
volte, superano la taglia di 20-25
kg. Si trovano anche i dentici e le ricciole, le
marmore, i pesci piatti e, in misura minore, le orate e i cefali.
Nell'arcipelago sono presenti anche numerose grotte marine, tra cui ricordiamo,
in particolare, quella del Bue Marino, chiamata così perché si dice fosse
abitata dalla foca mediterranea, detta appunto bue marino. Salendo verso la
costa ovest, abbastanza frastagliata, si incontra L'isola di San Nicola, invece, è una piattaforma di roccia con
pareti alte e scoscese, ed è quindi l'habitat ideale per il pesce bianco, le
salpe, i saraghi e i cefali. Risalendo verso nord si incontrano lo Scoglio la Vecchia, ritrovo di
saraghi, corvine e cernie, e Punta del Cimitero, che segna la fine della costa
orientale di San Nicola. E per ultima, l'isola di Caprara: nelle zone di Punta
dello Straccione e di Cala Sorrentino c'è la possibilità di incontrare pesce
bianco e cernie; al di sopra della suddetta cala vi è
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