Il Barocco a Martina Franca

 

Martina Franca è una delle più caratteristiche cittadine pugliesi, posta all' orlo estremo delle Murge dei trulli, nel punto d'incrocio tra Taranto, Bari e Brindisi. Storicamente risale al X sec., ma nasce come città agli inizi del XIV sec. ad opera del Principe di Taranto Filippo I d'Angiò che cinse con muri e torri quattro casali di Montedoro, S. Martino, S. Teresa e S. Pietro dei Greci. Nel corso degli anni successivi, Martina Franca fu feudo di varie famiglie ( Tocco, Orsini del Balzo, Coppola, Acquaviva d' Aragona ), finchè dal 1507 al 1827 venne infeudata col titolo di ducato alla famiglia Caracciolo del Leone.

La vecchia Martina è uno dei pochi centri storici giunto sino a noi attraverso i secoli pressocchè intatto. Martina è il trionfo del barocco, che campeggia ovunque, caratterizzando l' architettura sacra e quella civile, con caratteristiche del tutto particolari e diverse dal prototipo leccese. Oltre che per il suo stile architettonico, Martina è anche un paese dalle forti tradizioni folkloristiche e gastronomiche. Caratteristiche sono le fiere e le sagre religiose, numerose soprattutto nel periodo estivo, tra cui molto particolare è la festa dei SS. patroni Martino e Comasia che si svolge due volte l'anno: l'11 novembre e il 4 luglio. Dal punto di vista culturale, la manifestazione più importante è il Festival della Valle d'Itria. L'aspetto senza dubbio più caratteristico è costituito dalla gastronomia, che per quanto tesa ad una certa modernizzazione rimane pur sempre ancorata alla genuinità dei prodotti ed alla semplicità della preparazione. Le risorse più importanti sono date dal turismo; dall'allevamento del bestiame; dalla viticoltura con la produzione del tipico vino D.O.C. bianco Martina; dalla forte espansione delle attività terziarie, l'artigianato e l'industria confezioni.

A Martina il barocco trionfa ed è presente dappertutto, ma mostra tutta la sua bellezza nella Colleggiata di San Martino, dedicata al patrono della città. Iniziata nel 1743 e completata nel 1763. La caratteristica più importante è l'altezza della sua facciata, 42 metri che domina su piazza Plebiscito. Le decorazioni sono molto armoniose; la più importante è quella che raffigura San Martino a cavallo che dona il suo mantello al povero. L'interno è ad una sola navata ed è a croce latina. Da ammirare è l'Altare Maggiore del XVII secolo, in marmo policromo, con una statua del '500 che rappresenta S. Martino in abito episcopale. Le due statue ai lati dell'Altare simboleggiano la Carità e la Liberalità. I dipinti della cappella di Santissimo Sacramento sono opera di Carella, raffiguranti gli evangelisti e risalgono al 1785; risale invece al 1804 la grande tela dell'Ultima Cena, di cui Carella ne è sempre l'autore. Nella cattedrale ci sono anche due capolavori di oreficeria napoletana del 700, le statue in argento di san Martino e Santa Comasia.

Altro esempio tipico del Barocco è il Palazzo Ducale.La costruzione del Palazzo Ducale, dimora di Petracone V Caracciolo, ebbe inizio nel 1668 sul luogo ove sorgeva il primitivo castello orsiniano. Il castello, eretto nel 1388, in uno dei punti più alti della " terra" , è l'unico corpo architettonico, innalzato in quel luogo, della cui esistenza si abbiano notizie certe. Di quella che probabilmente fu la sua struttura, si hanno pochi dati, emersi da due contratti. Si sviluppava secondo un recinto quadrilatero, ai cui vertici, si erigevano quattro torrette. In allineamento alla cortina orientale, emergeva un alto torrione quadro, nel quale, probabilmente, si apriva la porta del castello. Affiancato alla torre, vi era, forse, un fabbricato più basso, sede del castellano o del feudatario stesso. La fortezza era racchiusa da fossati lungo tutta la linea perimetrale e, l'unica interruzione era rappresentata dai punti di contatto con la cinta muraria cittadina. I fossati settentrionali ed orientali, furono, poi, incorporati nel palazzo seicentesco, quello occidentale, invece, fu trasformato in orticelli, mentre, il fossato meridionale, fu colmato per dal luogo ad una piazza rettangolare, elemento di raccordo fra la porta di S. Stefano e vicoII Vittorio Emanuele.

Il grandioso disegno della principesca dimora dei Caracciolo, che riecheggiava quello dei palazzi romani, prevedeva oltre trecento stanze e i necessari servizi fra cui cappelle, stalle, cortile e teatro. Il monumento non fu mai ultimato secondo il disegno iniziale, per le ingenti spese che questo comportava, ma ha subito delle aggiunte nel corso degli anni.La facciata, scandita verticalmente da un nutrito numero di lesene, si presenta nettamente divisa orizzontalmente da una lunga balconata decorata da una ringhiera in ferro battuto a ferri spanciati che ammorbidisce i tratti troppo angolosi della facciata stessa.
Su quell'enorme e austera facciata si apre l'orgoglioso portale dalla funzione squisitamente celebrativa. Esso, inquadrato da due semicolonne, con arco a tutto sesto, presenta nella trabeazione elementi decorativi militareschi, inframmezzati da mascheroni. Al di sotto della balconata, si inserisce il mezzanino, caratterizzato da una fuga di finestrini quadrati. A pianterreno, a sinistra, entrando da una porticina che si apre nell'ampio androne ci si trova in due ampie sale che pare fossero destinate a foresteria; la volta di questi locali è decorata con affreschi seicenteschi, raffiguranti scene della vita del duca Petracone V, ormai malridotti. Salendo l'ampio scalone di rappresentanza, si raggiunge l'enorme portone barocco che dà l'accesso ai locali dell'appartamento reale, la cui disposizione interna riflette la simmetria esterna. L'ala di rappresentanza è decorata con affreschi di Domenico Carella, mediocre pittore vissuto a cavallo fra il XVIII e il XIX sec.