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LE
GROTTE DI DIO (TA)
Mottola
Verso gli ultimi secoli del primo millennio, soprattutto nel periodo della
seconda dominazione bizantina, nelle campagne pugliesi si diffuse la pia
consuetudine, alimentata dalla consistente presenza ed influenza di religiosi
di rito orientale,di erigere o far scavare numerose chiese e monasteri turali.
Questa fitta "rete" di luoghi di culto e di piccoli monasteri italo-greci venne utilizzata a partire dall' XI secolo dai
conquistatori normanni, in pieno accordo con la Chiesa Romana, per la
"ricattolicizzazione" delle campagne pugliesi, profondamente segnate dalla
influenza politica, teologica e culturale di Bisanzio, che si era divisa
definitivamente dalla chiesa cattolica con lo scisma del 1504 di Michele
Cerulario. Le piccole chiese rupestri riprendono in pieno gli
schemi costruttivi e iconografici tipici delle chiese orientali: le planimetrie
evolvono dalle soluzioni mononavata ( la più semplice ed arcaica, comune nel
IX-X secolo) e binavata (diffusa tra X e XIII secolo), sino all'impianto
basilicale a tre navate e tre absidi, secondo lo schema a croce greca inscritta.
Ma la caratteristica più prettamente orientale, legata alle esigenze del rito
greco, è la netta separazione tra il naos , ovvero l'area delle navate riservata
ai fedeli, e il bema (o transetto, o presbiterio) , dove si trovava il Santo dei
Santi, secondo la tradizione dei templi ebrei, ed al quale nessuno poteva
accedere se non il clero officiante la cerimonia liturgica. Questa divisione
dello spazio del tempio era ottenuta tramite l'iconostasi, presente in tutte le
chiese bizantine costruite dopo il IV secolo. L' iconostasi è un tramezzo in
pietra, mattoni o legno, quasi sempre ricoperto da icone, affreschi e statue,
dotato generalmente di tre ingressi, che divide le due aree; il clero durante la
celebrazione del rito sacro passa attraverso le tre porte in una elaborata
processione simbolica, caratteristica della liturgia orientale. Nelle chiese
bizantine il bema presenta di solito due absidiole poste ai lati dell'abside
centrale, la prothesis (generalmente a destra) destinata alla conservazione
delle ostie consacrate ed il diaconicon (a sinistra), dove venivano conservati i
sacri paramenti ed i corredi della chiesa. Nelle absidi erano ricavati gli
altari, che secondo la liturgia greca erano discosti dalle pareti. Molte
delle nostre chiese rupestri sono "liturgicamente orientate". Molte delle "grotte di Dio" della Terra delle Gravine
presentano nelle apposite nicchie alle pareti (stasidia) e sull'iconostasi resti
più o meno consistenti del corredo originario di affreschi murali, spesso strati
palinsesti più volte riaffrescati in epoche successive, in un arco temporale che
va dal IX al XV secolo. Fortissima è l'influenza decorativa di Bisanzio, anche
nei secoli successivi alla sua cacciata politica dalle terre pugliesi,
particolarmente nelle rappresentazioni sacre che qui sono soprattutto icone
devozionali di Santi. E' abbastanza raro, infatti, trovare raffigurati alcuni
dei temi canonici della decorazione sacra bizantina, come ad esempio le dodici
feste del calendario bizantino (di esse nelle cripte pugliesi troviamo dipinte
solo l' Annunciazione, la Fuga in Egitto, la Natività e la Presentazione al
tempio), mentre abbondano d'altra parte soggetti pittorici tipici della
tradizione orientale come il Cristo Pantocratore, (il Pantocratotre in Deesis
(Adoranti), le Vergini con Bambino nelle varie versioni Odighitria,
Glycophilousa, Nicopeia, Galaktotrophousa , ecc. Naturalmente, la maggior
parte delle raffigurazioni pittoriche medievali nelle chiese rupestri
appartengono all'arte povera e popolaresca, ma in questi tempietti rurali non
mancano testimonianze artistiche di squisita fattura non provinciale. Per quanto
riguarda Mottola, che è famosa per la quantità e qualità dei suoi dipinti sacri
della civiltà rupestre, ad un livello stilistico certamente superiore alla media
appartengono il Pantocratore in Deesis, i due Arcangeli del bema, la Santa
Parasceve e la Parabola delle Vergini della chiesa di San Nicola; il San Michele
Arcangelo Bizantino e la Santa Margherita della cripta omonima; il San Pietro ed
il Pantocratore in Deesis della chiesa inferiore di Sant'Angelo; il Pantocratore
della Chiesa di san Gregorio.
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