Grotte di Montevicoli

 Attorno all'abitato di Ceglie è dato riconoscere, da un'indagine recente, tre cinte murarie di età messapica, ancor oggi in parte visibili; il circuito più stretto, quasi a ridosso del centro storico, presso di via Muri, si può seguire per qualche decina di metri da una parte e dall'altra della strada comunale del Monterrone; si tratta del muro di cinta più stretto e più antico, composto da blocchi megalitici sistemati a secco che spesso integrano la roccia a tratti affiorante. In questo tratto di territorio, successivamente sistemato ad orti, sono stati rinvenuti tracce e frammenti dell’età del Ferro. Le altre due cinte murarie, a brevissima distanza l'una dall'altra e collegate tra loro da muri a secco e camminamenti, comprendono un territorio molto più vasto del centro abitato antico, per consentire il foraggiamento della città nell’eventualità non remota di un assedio. Il circuito più largo si può seguire prendendo come punto di riferimento la casa di riposo S. Giuseppe e proseguendo a destra verso le provinciali per S. Michele Salentino e Francavilla Fontana e di qui lungo la circonvallazione per Villa Castelli che corre proprio sul muro Messapico, e, a mano sinistra verso le provinciali per Ostuni e Cisternino ove la cinta è meglio conservata; a poche decine di metri dalla casa di riposo, sempre a sinistra, è stata individuata una porta della città messapica con una torre ed un camminamento esterno dell'altezza di circa 4 metri dal piano di campagna che si inerpica verso il centro abitato per sfociare, presumibilmente, in prossimità dei cosiddetti "Cento scaloni", sistemazione medievale di un camminamento antico che tagliava la cinta muraria più stretta al di sotto della Via Muri. Una quarta cinta muraria è posta a circa 4 Km. dal centro abitato e si può seguire sul terreno per un percorso abbastanza lungo strettamente collegato con le Specchie che, con funzioni difensive e avvistatrici, sono poste a raggiera attorno al centro messapico.Per la cronologia di questo sistema difensivo bisogna ricorrere ad argomentazioni di carattere storico che portino alla giustificazione di un sistema così complesso attorno all'abitato di Ceglie.
     Ceglie rappresentava in antico, insieme con Oria, Manduria e Carovigno, il primo ostacolo contro cui si sarebbe trovato ad urtare Taranto, città greca, protesa in una espansione verso l'interno; la prima notizia storica che abbiamo dei Messapi consiste nel passo di Erodoto VII, 170 relativo alla battaglia Dei Messapi contro i Tarantini e i Reggini. Questa battaglia, di cui Erodoto parla come della più grave sconfitta subita da un popolo greco, avvenne nel primo trentennio del V sec. a.C. In tempi di relativa calma, poteva essere ben sufficiente alla città messapica la cinta più stretta e più vicina al centro abitato; ma allorché i  rapporti con Taranto si fecero più tesi, soprattutto quando Carbina, nel 473 venne assediata, e Taranto con una serie di "Frouria" gravava minacciosa anche su Ceglie, allora gli abitanti avrebbero organizzato un sistema difensivo che comprendeva le varie cinte murarie e le Specchie, il tutto collocabile cronologicamente in un periodo che abbraccia V e IV sec. a.C.. Le testimonianze archeologiche più rilevanti consistono in corredi tombali del V, IV e III sec. a.C. conservati nei Musei di Taranto, Brindisi, Egnazia e Lecce; notevoli, 37 iscrizioni in lingua messapica studiata in particolare da Ribezzo, Parlangeli, Santoro. Numerose le collezioni di privati cittadini che sono in via di pubblicazione. Tra gli scavi sistematici della Soprintendenza archeologica di Taranto rilevanti le 11 tombe scavate nel 1956 in largo Amendola, la tomba di Via Trappeto del capitolo, nell'86, la necropoli della circonvallazione sud-est, nel 1988.
     Studi recenti e saggi di scavo condotti dall’Università di Lecce hanno evidenziato, in contrada donna Lucrezia, una officina del Paleolitico Medio con tracce di lavorazione di selce meritevoli di ulteriori approfondimenti; nel versante nord, Masseria S. Pietro conserva tracce dell'età del Ferro ed una rocca utilizzata ancora in età messapica.
     Tracce del popolamento e della frequentazione del territorio permangono in varie grotte i cui ambienti sono stati in parte modificati ed utilizzati dall'uomo: Grotta S. Pietro ha fornito manufatti certamente correlabili ad una industria litica di tipologia musteriana; la Grotta Abate Nicola ha un dromos di accesso scavato nella roccia ed ha restituito materiale votivo caratteristico delle aree sacre; la Grotta S. Michele conserva ancora tracce di affreschi del Redentore, di S. Michele e della Madonna Orante; la Grotta di Madonna della Grotta è una cavità sottostante la chiesa trecentesca edificata  da Domenico de Juliano con all'interno pallide tracce di affreschi basiliani; la Grotta del Trappeto è in pieno centro abitato, utilizzata fino a pochi anni or sono come frantoio, ha una serie di diramazioni mai esplorate per intero; la Grotta di Monte Vicoli, esplorata nella sua cavità principale lunga 58 metri, presenta diramazioni per il momento impraticabili che lasciano intuire possibilità di prosecuzione